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Intervista al Prof. Mario Valpreda

 

Domanda: Quali sono oggi i maggiori pericoli per la nostra salute derivanti da trattamenti illegali di alimenti di origine animale?

Risposta: I rischi maggiori rimangono quelli collegati alla presenza di residui involontari e volontari. Alla prima categoria appartengono tutti quelli che derivano dalla contaminazione ambientale, come ad esempio il mercurio nei pesci od il cadmio nei fegati equini. Tra i volontari vanno inclusi in particolare i farmaci impiegati negli allevamenti e tutte le sostanze utilizzate per accrescere artificiosamente le performance degli animali di interesse zootecnico.

 

D: Vi sono e quali pericoli anche nel consumo di prodotti ortofrutticoli?

R: Nonostante gli sforzi degli organi di controllo e l’impegno di molti agricoltori si deve constatare che per produrre ortofrutta si abusa ancora della chimica. Resta tuttavia difficile, non essendo possibile, se si escludono le intossicazioni acute, determinare un lineare rapporto causa-effetto individuare e definire con parametri certi l’area del rischio. In linea di massima si può dire che la maggior attenzione va rivolta ai prodotti importati da Paesi dove la debolezza della struttura sanitaria pubblica non garantisce una rete di controlli efficiente.

 

D: L’Agenzia Nazionale per la sicurezza alimentare deve essere vista come uno spauracchio da produttori alimentari o come una possibile alleata?

R: Un’Agenzia Nazionale per la sicurezza alimentare deve rappresentare sia un forte deterrente per chi, all’insegna del profitto ad ogni costo, attenta alla salute pubblica sia una garanzia per chi produce con serietà. Per questi ultimi un organismo a tutela dei consumatori costituisce uno strumento indispensabile per garantire la stessa lealtà della competizione di mercato, che oggi si svolge spesso all’insegna della spregiudicatezza, senza il rispetto delle regole.

 

D: Non si parla più molto di Vacca Pazza, possiamo dire che il pericolo è ormai debellato? Vi sono dei dati recenti sul numero di vacche sottoposte a controlli?

R: I dati recenti documentano che in Italia, su oltre 1.400.000 controlli effettuati sulla totalità degli animali di oltre 24 mesi di età macellati a scopo alimentare, si sono riscontrate 91 positività al test Prionics. Un numero molto limitato che dimostra tuttavia come le farine infette siano circolate anche nel nostro Paese. Sarebbe però sbagliato abbassare la guardia perché esistono tuttora molte difficoltà a modificare il modo di produrre in agricoltura, vera matrice di tutti i guai del nostro sistema alimentare, vacca pazza inclusa. Quindi nel prendere atto che nel caso della BSE l’enfasi sul rischio sanitario era oggettivamente sproporzionata non si deve abbassare il livello di vigilanza.

 

D: Gli OGM in agricoltura servono per l’economia ed il rilancio della produzione ortofrutticola nel nostro Paese?

R. Il problema degli OGM è complesso e mancano ad oggi dati certi che consentano di sapere quale livello di pericolo rappresentino per la salute e per l’ambiente. E’ invece certo che quelli attualmente sul mercato non rappresentano alcun vantaggio per la nostra agricoltura. Noi dobbiamo investire sulla qualità, per poter giustificare il prezzo più elevato dei nostri prodotti, frutto di una storia e di una tradizione che costituiscono un valore aggiunto da non perdere. Se ci accodiamo al carro delle produzioni di massa, omologandoci agli altri, perderemo le nostre caratterizzazioni e saremo travolti da una concorrenza di mercato che premierà solo il prezzo d’acquisto e non la qualità.

 

D: Un prodotto tipico è per forza di alta qualità e di massima sicurezza?

R: Qualità e tipicità di un prodotto non sempre vanno a braccetto con i requisiti di salubrità ed igienicità. In realtà si tratta di caratteristiche che non solo sono perfettamente compatibili ma andrebbero fortemente perseguite. Gli equivoci in questo settore sono molti ed il principale riguarda la stessa Agenzia per la sicurezza alimentare nazionale che sembra tenda più a premiare gli orientamenti enogastronomici che l’organizzazione degli interventi rivolti a garantire che ciò che arriva sulle nostre tavole sia sicuro. Governare l’evoluzione produttiva della filiera alimentare è un’attività complessa, che porta anche a forti scontri ideologici sui modelli di sviluppo. Chi si occupa di salute pubblica non può che ispirarsi ad una vecchia massima “ Esiste in ogni attività umana una dimensione sociale che è anche il limite etico del profitto”.

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Prof. MARIO VALPREDA, DIRETTORE DELLA SANITA’ PUBBLICA DELLA REGIONE PIEMONTE

 

 

 

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