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Federbio: un piano d'azione di legislatura per favorire lo sviluppo dell'agricoltura biologica italiana. Il Convegno sull'Agricoltura biologica che vogliamo, alla presenza, tra gli altri, del ministro De Castro, Carnemolla, Sita, Russo, Bertoldi
Bologna 7 settembre 2006. Aumentano le aziende biologiche. Aumentano le superfici coltivate. Ma restano bassi i consumi biologici pro capite degli italiani. Intorno a questa contraddizione ruotano le prospettive dell'agricoltura biologica nel nostro Paese. Se n'è discusso a Sana, il salone internazionale del Naturale, durante il talk show “La situazione e le proposte fra sviluppo rurale e mercato: l'agricoltura biologica che vogliamo”, aperto dai saluti di di Michele Porcelli, amministratore delegato di Bolognafiere e Sergio Rossi, consigliere delegato di Sana srl e moderato da Franco Poggianti curatore di Agri3 della Rai.
La situazione dell'Agricoltura biologica
Dopo alcuni anni di calo, il settore dell'agricoltura biologica in Italia torna a crescere, sia in termini di aziende sia per le superfici coltivate. Gli operatori registrati nel 2005 dalle autorità di controllo regionale sono stati quasi cinquantamila (49.859) con un incremento rispetto all'anno precedente del 21,7%. Oltre un milione di ettari coltivati (+11% rispetto al 2004), che porta il settore bio all'8% delle intere superifici agricole italiane. Un'incidenza che ci pone al quarto posto nel mondo dopo Liechtenstein, Austria e Svizzera. I dati arrivano dal Sistema informativo nazionale agricoltura biologica (Sinab) del Ministero per le politiche agricole. Una ripresa del trend di sviluppo, che secondo Paolo Carnemolla di Federbio, si può certamente collegare agli ultimi bandi regionali per lo sviluppo rurale che hanno generalmente garantito buoni contributi al biologico.
Si conferma l'ormai costante crescita dell'industria alimetare che si occupa della trasformazione dei prodotti bio. I problemi arrivano invece dalla distribuzione e dalle vendite. La spesa media pro capite in Italia per i prodotti biologici resta bassa, 24 euro, inferore a tutte le principali nazioni europee e agli Stati Uniti, con alle spalle solo gli altri paesi mediterranei. A frenare l'acquisto da parte delle famiglie, secondo rle ilevazioni Agriplan, il prezzo più elevato dei prodotti bio (che varia tra il 30 e il 40% in più rispetto al tradizionale) lo scarso assortimento dei punti vendita abituali e la scarsa fiducia nel sistema di controllo. Secondo Carnemolla ci sono spazi notevoli per i prodotti bio made in italy sui mercati esteri. I problemi invece restano e sono molto pesanti sul mecato italiano per la situazione del sistema distributivo nazionale, in particolare il biologico ha problemi nella grande distribuzione organizzata e si rifugia più di prima nel negozio specializzato
Paolo Carnemolla - Le richieste di Federbio
Un piano d'azione di legislatura per favorire lo sviluppo dell'agricoltura biologica italiana. La richiesta al governo arriva da Paolo Carnemolla di Federbio. Le sollecitazioni al Governo riguardano numerosi settori dalla cooperazione allo sviluppo alle politiche sostenibili, dall'innovazione alla ricerca scientifica. Ma anche interventi per la competitività del settore concreti come l'eliminazione dell'Iva su pasti e prodotti venduti alle pubbliche amministrazioni. Ma uno dei punti cruciali è quello delle possibilità di aggregazione e dei rapporti con il settore della grande distribuzione organizzata.
Federbio riconosce al ministro De Castro la scelta di aver inserito l'agricoltura biologica fra le priorità dei primi 100 giorni di governo e di aver quindi avviato l'iter di una nuova legge delega. Segnali positivi che fanno ben sperare della volontà del ministro De Castro di dare puntuale ed efficace attuazione al programma di legislatura sui temi agricoli.
“Anche il settore dell'agricoltura biologica - afferma Carnemolla nella sua relazione - non sfugge ai problemi di competitività e prospettiva strategica che riguardano nel complesso l'intero sistema agricolo, agroindustriale e rurale nazionale pur in presenza di indiscussi punti di forza e di condizioni ideali per un differente e rapido riposizionamento competitivo, dice Carnemolla. L'agricoltura biologica intercetta appieno i nuovi indirizzi di politica agricola europe, i bisogni emergenti della società non solo nei paesi più sviluppati e a livello mondiale ha ormai adottato un proprio sistema di regole degli scambi che, seppur impegnativo, la rende di fatto ancora assai poco influenzata dalle difficoltà attuali dei negoziati in ambito wto. Per questi motivi ad avvio legislatura Federbio ritiene necessario dare urgente attuazione al Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica 2005-2006 già previsto dalla legge finanziaria 2005 per poi prevedere , a partire dalla legge finanziaria 2006, l'avvio di un piano d'azione nazionale di settore che riguardi la restante parte della legislatura.E' infatti da notare che nonostante il posto di assoluto rilievo che l'Ialia ha in Europa in questo settore, siamo l'unico dei grandi Paesi dell'Unione che ancora non ha dato avvio ad piano nazionale di interventi a supporto del settore che i paesi nostri concorrenti come la Spagna o la Francia hanno destinato risorse assai più ingenti di quelle prevista dalla legge finanziaria 2005 pur avendo molte meno aziende e superifici dell'Italia”.
Paolo De Castro: Irrobustire e consolidare il settore
“Le norme sul settore dell'agricoltura biologica hanno bisogno di aggiornamento: dopo 10 anni sono successe molte cose - sottolinea il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro - Il biologico è partito con grande entusiasmo, ma è finita la fase pioneristica. Ora è il momento dell'irrobustimento e del consolidamento. Il Piano d'azione è da mettere in moto con politiche nuove: bisogna lavorare di più sulla fase commerciale. Stiamo tentando di rendere dialogo più facile con la grande distribuzione consapevoli che quella è una sfida decisiva”. De Castro cita anche le “Vendite dirette come una possibilità da sfruttare ed eventualmente da favorire anche con nuove regole. Può tornare utile, non è risolutivo ma è certamente un aiuto”. Il ministro sottolinea anche i problemi sulla definizione delle politiche agricole europee: “E' difficile in questo mometo stare in Europa e discutere dei problemi tra 27 ministri. La strada che pensiamo di seguire è quella di relazioni più strette con i paesi mediterranei, che hanno esigenze e problemi spesso simili ai nostri, Francia e Spagna in primo luogo”. Sugli strumenti per portare i prodotti italiani all'estero, De Castro mette in chiaro che “Buonitalia non seve essere la fotocopia dell'Ice in picolo. Va pensata in modo diverso e deve essere un aiuto concreto le per imprese che scommettono all'estero”.
Enzo Russo: Fare sistema fra istituzioni
Sul tema del ruolo delle istituzioni pubbliche e dei rapporti con l'Europa, si sofferma anche Enzo Russo, assessore all'Agricoltura della Regione Puglia e coordinatore degli assessori all'Agricoltura delle regioni italiane. “Bisogna fare sistema, concentrare l'azione di tutte le istituzioni presenti sul territorio e lavorare facendo sistema con le aziende”. Ma, mette in guardia, tutti, in primo luogo regioni e governo, devono avere presente che le politiche agricole ormai si fanno a Bruxelles.E' lì che si decide il futuro dell'agricoltura anche di quella biologica.
Maarco Lion: Portare il biologico alla piena maurità
Marco Lion, presidente della commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ricorda che “il programma dell'Unione sull'agricoltura è molto impegnativo e anche ambizioso. Pone al centro un lavoro che è stato di fatto sospeso negli ultimi cinque anni. La nostra Commissione si è occupata troppo di caccia e poco di agricoltura. Ora credo che ci sia una Commissione agguerrita e determinata che vuole lavorare molto su agricoltura”. Dice sì alla proposta di Federbio sull'eliminazione dell'Iva per gli acquisti di prodotti biologici da parte della pubblica amministrazione: “Ci possiamo lavorare. Dobbiamo fare i conti con l'Europa. Ma la prenderemo in considerazione. L'importante è comunque dare risposte concrete e adeguate al settore biologico. Lavoreremo perchè si raggiunga piena maturità settore”.
Bertoldi: Lavorare insieme sulla filiera
Andrea Bertoldi di Assobio, sottolinea che la sua è “un'associazione nuova nata per creare una filiera completa nel settore biologico e fare sistema di tutti i soggetti, dal produttore fino alla distribuzione. Uno dei motivi situazione italiana è la difficoltà di fare aggregazione. In anni pasati avevamo visto incrementi nelle vendite, negli ultimi anni la stagnazione si è fatta sentire. Aziende capaci ci sono: lo dimostra il fatto che il sistema esporta e lo fa bene. Il problema delle vendite basse sta nei problemi di reddito e di sostegno che non c'è. Basti dire che la legge del 2000 per gli acquisti di biologico da parte delle amministrazioni pubbliche non è stata rispettata”.
Luciano Sita: enormi difficoltà a produrre e vendere biologico.
Il presidente di Granarolo, Luciano Sita, ripercorre la storia del suo gruppo nel settore biologico: “Siamo partiti quando sono partiti tutti e abbiamo auto un'ottima partenza. Noi abbiamo investito per essere presenti nella grande distribuzione. Ma quanta parte dei piccoli prodttori riusciranno ad andare sulla grande distribuzione? Ci sono costi enormi. Il mercato non ha avuto lo sviluppo che ci aspettavamo. C'è stata una grande aspettativa. Tutti si sono buttati a fare prodotti biologici, compresa la grande distribuzioine che ha fatto prodotti a marchio. Un fenomeno che ha fatto da freno al produttore che fa il suo biologico”. Sita ricorda anche che le “Dimensioni del settore non sono tali da giustificare la leva della pubbicità televisiva. Avrebbe un'incidenza impressionante sui costi. Nessuno fa pubblicità, il mercato non cresce, la grande distribuzione pone dei costi. Abbiamo consumi fermi e difficoltà a fare innovazione. Bisogna cercare di investire in una cultura del biologico che innanzitutto avvicini il consumatore a prodotto per trainare produzione”. E qui entra in scena il pubblico: “ L'aiuto dal pubblico ci può essere per fare comunicazione sociale sul biologico che un è sistema di vita. Si investa sulla scuola per diffondere la cultura alimentare: con bassi costi si possono avere buoni risultati”.
Giuseppe Politi: piano di promozione serio
Il presidente di Cia, Giuseppe Politi, pone in evidenza la contraddizione tra le richieste degli italiani che “vogliono qualità e sicurezza alimentare e uno stile di vita diverso dagli altri. Oggettivamente fare biologico costa di pù. Evidentemente molti consumatori non hanno potuto acquistarli, anche se mi rendo conto che non è solo questo il problema”. Alla pari del made in Italy “c'è bisogno di promozione, di far conoscere il biologico italiano nel mondo. Facciamo fatica a vendere bene i nstri prodotti. E' ora che quest paese si doti di un piano di promozione serio per il biologico e non solo. Tutti fanno promozione, un Paese serio si deve dotare di un piano di promozione serio con obiettivi e strumenti chiari e definiti”.
Franco Pasquali: diritto allo scaffale per i prodotti del territorio
Il segretario generale della Coldiretti, Franco Pasquali, punta sul “diritto allo scaffale, la garanzia di avere parte di esposizione nei vari punti vendita per i prodotti di quel territorio. Non si può avere biologico scollegato dal territorio. E' un gap negativo”. Pasquali sottolinea la necessità di “avere idee chiare sul modello di sviluppo. Avere come strategia solo la promozione è un brutto segnale. Può accontetare tutti ma ha scarsa incisività. Dare finanziamenti aiuta solo a chi ha una storia o delle prospettive utili. E' sbagliato dire che in questo moneto non ci sono risorse per il settore agricolo. C'è la necessità di scegliere come usare queste risorse. Mi aspetto dalla Finanziaria un uso coraggioso”.
Sergio Lenzi: creare un sistema equilibrato
Il vicepresidente di Confagricoltura, Sergio Lenzi, sottolinea che in questi anni si è formata una “maggiore coscienza verso l'alimentazione e l'ambiente. E' importante portare nelle scuole più sensibilizazione su cultura alimentazione e ambiente. Quello che viene fatto attualmente è troppo episodico, va portato a sistema”. Ma Lenzi pone anche in evidenza la necessità di “costruire un sistema che va in pari. Non può esserci produzione che esplode rispetto a consumi che stagnano. Le risorse vanno indirizzate non solo sui settori produttivi ma per aiutare una crescita armonica del sistema biologico. Non può esserci produzione che cresce da un anno all'altro per un bando di contributi. Così non si costruisce una crescita vera”.
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