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Nato nel
1962, Giovanni Franchi esercita dal 1992 la professione di avvocato, presso lo
studio legale Cremonini.
Presta la sua
opera per la Confconsumatori dal 1994 e dal 2002 è Direttore della Consulta
degli Avvocati di tale associazione.
Ha pubblicato
diversi articoli giuridici per numerose riviste, tra le quali “Il Giudice di
pace”, dai redattori della quale è ormai considerato collaboratore esperto
in diritto consumeristico.
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"COME
DIFENDO I DIRITTI DEI CONSUMATORI"
Ricordo ancora la
mia prima causa a tutela di una consumatrice.
Correva il 1993,
avevo passato da meno di un anno l’esame da procuratore legale – allora non si
diventava immediatamente avvocati, ma solo dopo sei anni – ed erano pochi mesi
che esercitavo la professione, non più da praticante ma da libero
professionista.
Fissò un
appuntamento una signora che mi espose il seguente caso: qualche mese prima
aveva acquistato una confezione con alcune bottigliette di champagne per berle
dopo i pasti. Era peraltro accaduto che, dopo averne presa una dal frigorifero,
non era riuscita ad estrarre il tappo, nonostante numerosi tentativi. Il tappo,
ad un certo punto, era per così dire scoppiato, colpendole l’occhio e
cagionandole diversi danni. Si era, infatti, dovuta recare al Pronto Soccorso, e
l’incidente le aveva provocato un peggioramento della cataratta con conseguente
necessità d’intervento chirurgico dopo breve tempo.
Studiai la
questione ed arrivai alla conclusione ch’ella poteva far valere le sue ragioni
sulla base di un decreto legislativo il n. 224 del 24 maggio 1998, attuativo di
una direttiva comunitaria in materia di responsabilità per danno da prodotti
difettosi. Non vi era infatti dubbio, almeno secondo il mio parere, che si fosse
al cospetto di un pregiudizio arrecato da un prodotto difettoso, cioè il
tappo.
Non vi fu
peraltro bisogno di dimostrare alcunché e di scrivere conclusionali: il giudizio
ebbe termine alquanto prima, perché la ditta produttrice, preoccupata della
soccombenza, offrì in via transattiva la somma di £. 20.000.000, oltre le spese
legali; offerta, questa, accettata dalla mia cliente.
Della causa venne
a sapere la presidentessa della Confconsumatori, la dott.ssa Mara Colla, la
quale mi propose di prestare la mia assistenza per l’associazione.Convenimmo
così che io mi recassi presso la sede ogni martedì, come ancora oggi faccio, e
lì ricevessi i consumatori.
Ricordo i primi
anni della mia attività: venivano in pochi, completamente all’oscuro di tutto.
Ben diversamente stanno oggi le cose: ogni cittadino è consapevole di essere
anche un consumatore e di essere tutelato come tale. Per questo si reca da noi:
per ricevere consigli, scrivere lettere e, più in generale, per non essere
“fregato”.
Ognuno sa che
oggi la legislazione, per effetto degli interventi comunitari in materia, lo
protegge e grazie a ciò chiede e pretende di essere da noi tutelato. E così ogni
martedì mi trovo di fronte ad un caso nuovo e meritevole di studio: dalla truffe
in materia di multiproprietà o c.d. time-sharing, ai contratti
d’investimento, quali il “4 you” e il “My Way”, ai mutui a tassi
un tempo usurari e così via. Tutte, o quasi tutte “bidonate”, che richiedono una
consapevolezza particolare nel cittadino e, al contempo, una conoscenza
specifica della normativa in materia.
Non è, infatti,
soltanto aumentata la consapevolezza del consumatore. Anche la legislazione, da
quando mi sono laureato e sono diventato avvocato, è completamente cambiata.
Invero, in sede comunitaria sono state emanate numerose direttive, attuate in
Italia con decreti legislativi. Vi è così oggi una ricca legislazione, da quella
in materia di prodotti difettosi, a quella sui contratti negoziati fuori dai
locali commerciali, sui viaggi tutto compreso, sui contratti a distanza, sulla
multiproprietà eccetera, eccetera. Oggi, in altre parole, la tutela del
consumatore va distinta sia dalle disposizioni del codice civile protettive di
qualsiasi contraente, sia da quelle penali, che talvolta comunque usiamo, quando
il cliente, nostro associato, non può essere difeso
altrimenti.
Dal che discende
che anche le università dovrebbero tenere presente la nuova situazione,
distinguere il diritto civile da quello consumeristico ed introdurre corsi
specifici sul tema.
Sono per questo
felice, oltre che per ragioni ideali, di occuparmi sempre di più della tutela
del consumatore; tutela che, come detto, richiede una preparazione sempre più
specifica, perché non ci si può occupare di consumerismo come si faceva un
tempo, limitandosi a scartabellare le leggi in materia e a cercare sentenze
favorevoli.
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