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Nato a Roma il 23 marzo 1948, il prof. Franzè,si è laureato a Bologna nel
1972 con il massimo dei voti. Nel 1973 fu assunto, come assistente, presso la
Divisione di Gastroenterologia dell'Ospedale Maggiore di Parma e, da allora,
svolge servizio a tempo pieno presso la suddetta Divisione, divenendo Primario
della stessa U.O. nel 1989; a tutt’oggi svolge tale funzione e dal 1 agosto 2000
è Direttore del Dipartimento di Medicina 3 dell’Azienda Ospedaliera
Universitaria di Parma.
L'attività di studio del Prof. Franzè si compendia nel conseguimento di
quattro specializzazioni con la lode nelle votazioni finali (Gastroenterologia,
Medicina Interna, Radiologia, Scienza dell'Alimentazione), e nella pubblicazione
di 150 lavori scientifici e di 140 relazioni effettuate in Congressi Nazionali e
Internazionali.
Ha conseguito inoltre l’Idoneità Nazionale di Primario di Medicina
Interna e quella in Scienze dell’Alimentazione e Dietetica. Egli è docente a
contratto di Gastroenterologia e di Endoscopia Digestiva presso l’Università
degli Studi di Parma. Nel marzo 1994 è stato nominato "esperto" per la
Gastroenterologia del Ministero della Sanità facendo così parte del gruppo di
consultazione del Consiglio Superiore di Sanità.
Nel novembre del 1994 è stato nominato dalla Regione suo rappresentante
nella Fondazione Medicinale per il Film Scientifico Internazionale (M.I.P.), di
cui è tuttora consigliere.
Nel 1998 ha fatto parte della Commissione di Studio per l’attuazione dei
protocolli d’intesa Università-Ospedale.
Nello stesso anno è stato nominato Consigliere della Società di Medicina
e Scienze Naturali dell’Università di Parma.
Dal 1998 è stato nominato dalla Direzione Generale dell’Azienda
Ospedaliera di Parma membro del gruppo qualità e “verificatore interno”
nell’ambito della formazione per il processo di accreditamento.
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La
Stipsi Cronica Idiopatica
di
Angelo Franzè e Giorgio Nervi
U.O.
Gastroenterologia, Azienda Universitaria Ospedaliera di Parma.
La
stipsi cronica idiopatica rappresenta un problema diffuso; si stima
ne sia interessato circa il 20% della popolazione adulta dei Paesi
Occidentali, anche se la reale prevalenza non è stabilita
univocamente. L’importanza del disturbo trova conferma nel fatto
che i farmaci lassativi siano tra i medicamenti più venduti in
tutto il mondo.
Al
termine stipsi viene attribuita una vasta gamma di significati, che
varia dalla bassa frequenza di evacuazione, alla necessità di
assumere lassativi per ottenere l’evacuazione, all’evacuazione
difficoltosa con espulsione di feci dure, alla sensazione di
evacuazione incompleta, alla presenza di dolori addominali attribuiti
alla emissione delle feci.
Il
termine idiopatica significa che non esistono alla base del disturbo
cause organiche, ossia malattie dell’intestino di tipo
infiammatorio o tumorale: tali patologie vanno sempre escluse,
mediante l’esecuzione di una colonscopia o di un clisma opaco.
Vanno inoltre escluse malattie sistemiche( collagenopatie o disturbi
endocrini) che possano causare stipsi, che verrà allora detta
“secondaria”.
La
stipsi cronica idiopatica si classifica scientificamente secondo i
“Criteri di Roma”, stilati nel 1991 da un gruppo di esperti. La
classificazione coinvolge sia la frequenza delle evacuazioni, che la
difficoltà espulsiva. Si basa sul presupposto che la maggior
parte delle persone sane presenta da tre evacuazioni al giorno a tre
evacuazioni per settimana; tali estremi definiscono pertanto un
intestino con svuotamento normale.
In
particolare, essa è distinta dalla sindrome dell’intestino
irritabile a prevalente componente stitica, in cui prevalgono dolore
e gonfiore addominale, alleviati dalla defecazione, e vi è
alternanza tra stipsi e diarrea.
I
Criteri di Roma consentono anche di identificare, tra tutti i
pazienti, coloro per i quali sia indicato effettuare accertamenti
diagnostici e applicare terapie specifiche; tali casi riconoscono una
origine multifattoriale, che comprende aspetti fisiopatologici,
abitudini di vita (sedentarietà, scarso apporto di liquidi e
di fibre, irregolarità nell’assunzione dei pasti) e
componenti psicosomatiche. Si rende pertanto necessario un approccio
multidisciplinare.
Tra
i meccanismi patogenetici della stipsi cronica idiopatica si
annoverano fattori legati ad alterazione della progressione del
contenuto intestinale (componente colica), e dei meccanismi
espulsivi (componente espulsiva).
Una
parte dei pazienti presenta una ridotta funzione propulsiva del
colon, che determina un rallentato transito del bolo fecale a livello
di tutto il colon, o di alcuni segmenti.
La
componente colica si studia, nella pratica clinica, con l’esame
radiologico del transito intestinale con markers radioopachi. Si
somministrano al paziente 20 piccole pillole radioopache (markers)
per bocca, quindi si eseguono radiografie dell’addome ogni 24 ore
sino all’evacuazione dei markers o sino a 8 giorni. Viene quindi
calcolato il tempo di transito oro-anale, definito dall’evacuazione
di almeno l’80% dei markers.
La
stipsi espulsiva, invece, caratterizzata clinicamente da una
difficoltà nell’espulsione del bolo fecale, è
determinata da alterazioni funzionali o strutturali del settore
anorettale, tra cui la dissinergia addomino-pelvica o anismo,
alterazione della coordinazione tra la muscolatura del retto e dello
sfintere anale.
La
stipsi espulsiva si studia con la manometria anorettale, che misura
la pressione presente a livello del retto e dell’ano a riposo e
durante defecazione e la soglia di sensibilità del retto, la
defecografia o proctogramma, studio radiologico eseguito introducendo
bario nel retto, l’elettromiografia del pavimento pelvico.
Tra
i pazienti affetti da stipsi è stata rilevata una maggiore
incidenza di disturbi psichiatrici minori, in particolare ansia,
depressione, somatizzazioni, tratti patologici di personalità,
più evidenti tra i pazienti affetti da stipsi di tipo
anorettale.
Il
corretto iter diagnostico al paziente affetto da stipsi cronica
idiopatica implica pertanto un approccio multidisciplinare, che
costituisce il presupposto per un trattamento integrato, che agisca
sugli aspetti fisici e psichici, strettamente embricati nella
malattia funzionale.
In
pratica esistono almeno tre tipi di stitichezza ed ognuno di questi
deve essere riconosciuto perché prevede terapie differenziate.
Una stipsi legata a ridotti movimento di spinta di tutto l’intestino
(inerzia coli), una stipsi in cui i movimento dono normali sino
all’ultimo tratto (il retto) ove esiste il problema, e una stipsi
dovuta a una stipsi legata a un colon irritabile a componente
spastica.
Lo
studio approfondito dei meccanismi alla base del disturbo consente
pertanto di differenziare il trattamento, che può prevedere
farmaci lassativi di tipi diversi, ma assolutamente non “di
contatto “ se non in maniera sporadica, o esercizi di rieducazione
funzionale della muscolatura (bio-feedback).
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