Le eccellenze alimentari d'Abruzzo e Piemonte a confronto

 

di Tommaso Lo Russo

 

I titolari della Cantina MucciPollenzo 10 settembre 2006. Non so se avete mai provato il test di Rosembach. Per me, la prima volta, è stata l' occasione della lettura esilarante di “Vacanze matte” di Richard Powel. Dopo di allora, quando voglio rimettermi in pace con il mondo, rileggo il romanzo e rifaccio il test. Volete provarci con me?.

 

Cominciamo: se dico “A”, la mia mente va all'Abruzzo e tutto mi ricorda il mare che da Tortoreto degli Abruzzi finisce, passando per Silvi Marina e Pescara, fino a Vasto.

Per associazioni di idee, sempre con la prima lettera dell'alfabeto, mi fermo ad Avicenna, tra le altre cose, medico che, a tempo perso, faceva il gourmet e fu uno dei tanti scopritori del tartufo. Le associazioni di idee continuano ed allora penso alla carne cruda all'albese o, come direbbero altri al carpaccio, su cui mettere delle grattatine di tartufo bianco d'Alba oppure abruzzese.

 

Stranamente la mente non si schioda dalla prima lettera e mi torna alla mente un altro grande medico al quale molti (compreso chi vi scrive deve molto) Alfredo Di Loreto, della piana del Fucino, da dove vengono alla luce tra le migliori patate del mondo: quelle di montagna (ad Avezzano siamo a 763 sml) e le patate sono ottime e Di Loreto le magnificava già allora in tutti i modi e soprattutto sulla brace. In quel tempo imparai a gustarle. Invece oggi nella promozione della patata ci sono soprattutto i francesi di Sopexa che sono maestri nell'arte di comunicare e promuovere il “prodotto”. Ma non è detto che la patata del Fucino o di Mombarcaro, in Piemonte, non abbia diritto a momenti migliori.

 

Mi sposto di poco e la nuova lettera è la “C”, per dire: confetti di Sulmona.

  • Finalmente arrivo alla lettera “F” e quindi ai formaggi di montagna che vi dovete accingere a degustare anche se dovrete fare un po' di attenzione al colesterolo.

 

Se mi sposto nuovamente, facendomi forza per non fermarmi prima, arrivo alla lettera “M” ed allora penso che il Montepulciano d'Abruzzo delle cantine storiche degli eredi Luigi Mucci con Aurelia Mucci: (tel. 087 391336; www.cantinemucci.com) è stato degustato assieme ad altri vini ( anche d'Abruzzo) domenica 10 settembre, nello scenario suggestivo dell'Agenzia di Pollenzo, nell'ambito di Eventi in Piemonte in cui oltre al concorso internazionale Il Bosco stregato che quest'anno, dedicava il Premio a: Cappuccetto rosso e il lupo “cattivo” (in occasione della ricorrenza del 40° anniversario del cane lupo italiano).

 

Ma torniamo alle cantine Mucci che si trovano a Torino di Sangro, tanto da sembrare in Piemonte, mentre invece siamo in Abruzzo, in provincia di Chieti, vicino alla costa che al vino dà anche i sentori del mare, ma pure il profumo di storia perché il fondatore di questa azienda vitivinicola, enologo, con diploma conseguito alla “Regia Scuola Pratica di Agricoltura” a Scerni (Chieti) gettava, già nel 1895, le fondamenta per i suoi vini migliori. Da allora, per dirla con un altro grande d'Abruzzo, il richiamo della terra, le radici del proprio DNA, prima o poi riaffiorano e spingono a traguardi ambiziosi. Continuando con il test, alla lettera “M”, c'è pure la mortadella di Campotosto (Chieti) mentre alla “P” l'acquolina è rappresentata dal prosciutto crudo “Gran Sasso” o della Scurgola.

 

Saltando lettera arriviamo alla “S” come salumi di fegato o, tanto per citarne un altro, salame del “tratturo”: basato su impasto di magro da tagli scelti di ovino ed una piccola frazione di lardo suino stagionato, addizionato di aromi provenienti da erbe locali e insaccate in budello naturale e stagionate o affumicate a freddo con legno di ginepro.

Ovviamente nel citare l' Abruzzo viene pure subito in mente lo zafferano che, non so se sia afrodisiaco, ma si sposa bene con molti piatti sia piemontesi che abruzzesi, ma anche milanesi e così abbiamo chiuso con le lettere dell'alfabeto.

 

 

 

 

 

 

 

Il 40° anniversario concorso cane lupo italiano

 

il bando del concorso

 

 

 

 

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