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MARIANGELA RINALDI CIANTI

Nota biografica

Mariangela Rinaldi Cianti, dopo l’esperienza dell’insegnamento, ha approfondito i propri interessi per l’antiquario, l’agiografia, la storia dell’arte e delle tradizioni, anche culinarie. Toscana, vive da diversi anni a Parma, città dove la cultura del cibo è vissuta nella quotidianità e dove ancora è vivissimo il senso del convivio e della buona tavola.

Ha scritto anche libri, in collaborazione con Mariangela Chezzi Vicini, di ricerca sulle vicende storiche, rare memorie e testimonianze di quel patrimonio di valori che è legato indissolubilmente alla civiltà del cibo

 

 

 

 

 

 

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PARLA MARIANGELA RINALDI

di Francesca Croce

 

Non la storia del cibo, ma la storia nel cibo è questo il segreto che ci ha rivelato Mariangela Rinaldi in una sua intervista  e  di come affascina sempre di più i suoi lettori che si sentono proiettati nel passato alla tavola di coloro che hanno fatto la storia. Moltissimi sono i protagonisti storici che hanno lasciato memoria di sé in un piatto e così  gusti e sapori  di un tempo diventano  chiavi di lettura dei segreti delle vicende delle diverse civiltà.

Ecco allora, ci incuriosisce la professoressa  Rinaldi, , la Regina Vittoria  ( che dal gran numero di ricette che portano il suo nome) doveva essere una gran buongustaia poiché prediligeva tartufi, astice e fragole, all’opposto Evita Péron non mangiava quasi niente, invece Garibaldi  tingeva del rosso della sua gloriosa camicia quasi tutti i frugalissimi piatti che lo ricordano, Nerone poi, li fiammeggiava  e Cleopatra infine li cospargeva di petali di rose.

Continua l’autrice “senza aver la pretesa di disquisire storicamente, ci piace però pensare che proprio in questi profili gastronomici, in questi piatti, in queste ricette che si ritrovano nel libro “La Storia è servita” e in altri curiosi e diversi aneddoti  il passato riprenda vita. Infatti, ci svela Mariangela Rinaldi, che in ogni ricetta c’è  il carattere, il temperamento, gli umori, ma anche il momento storico, politico, i mutamenti epocali delle abitudini e delle tendenze alimentari. Queste ultime considerazioni, ci spiega la professoressa Rinaldi,   sono nate  da  accurate e approfondite ricerche nell’ambito dell’antiquario, l’agiografia, la storia dell’arte e delle tradizioni,  soprattutto culinarie, anche se inizialmente, ci confida la signora Rinaldi, questi diversi interessi erano mossi dalla forza della conoscenza e non erano ancora diventati i tasselli della magica e complessa epopea del cibo. Il motore dell’ispirazione aggiunge Mariangela Rinaldi, è quasi nato per caso rinvenendo dei menù che raccoglieva fin da bambina quando viaggiava con la sua famiglia.

 Infine la scintilla finale per la nascita dei suoi diversi libri è scoppiata in una sera d’estate, tra amici riuniti attorno ad un tavolo ricco di colori e sapori. E’ venuto allora naturale osservare quanto forti siano le radici culturali  e gastronomiche del nostro Paese e persino nella città  di Parma, dove vive da diversi anni la signora Rinaldi,   la cultura del cibo è la caratteristica della quotidianità ed  è ancor forte  il senso della tradizione culinaria,  il senso del convivio e della buona tavola. Osservando i vecchi menu una domanda nasce “ Come e perché alcuni piatti siano rimasti integri nella tradizione cultural- gastronomica legando il loro nome a quello di un Santo particolare, alla sua celebrazione liturgica, ad un  luogo a lui dedicato?” Il concetto di sacralità del cibo, ci racconta la professoressa, pare comunemente radicato nelle società contadine ad economia povera; ne sono riprova alcuni usi passati, indenni attraverso il tempo, come la benedizione del pane, il pane segnato con la croce, la benedizione delle uova, delle torte, l’invocazione dei Santi protettori dei raccolti.

La scrittrice Rinaldi inoltre evidenzia che “Il cibo è visto come dono di Dio soprattutto nella società conventuale, come  tradizione del culto dei Santi; lo rivela l’origine strettamente monastica di alcuni dolci antichi  come panforti, liquori, elisir, ecc.” : ne sono testimonianza inoltre varie tradizioni gastronomiche legate al calendario stagionale prima, liturgico poi, ed a  numerose usanze popolari del nostro paese (entrare  nell’anno assaggiando un piatto bene augurante come le lenticchie od il primo frutto della stagione ringraziando il Santo del giorno come accade in alcune zone agricole della Toscana).

Il materiale raccolto, ci ha riferito Mariangela Rinaldi,  ha dato vita  a questo libro: ”A tavola con i Santi” del quale parte integrante è stata la ricerca iconografica legata al Santo trattato poiché spesso abbiamo avuto il riscontro di quanto e come l’immagine visiva ed il suo messaggio abbiano influenzato, stimato, arricchito, la fantasia della civiltà gastronomica- conviviale. Fantasia e tradizione sono intervenute nella creazione di piatti originali e curiosi come ad esmpio La minestra di San Lorenzo, Le dita degli Apostoli, I dolcetti a forma di seno di Sant’ Agata, Le  corone di Cristo, le cui ricette compariranno in queste pagine insieme alle storie dei Santi.

Non sempre però le pagine di storia  ci hanno raccontato la reale quotidianità e in “Buon Appetito santità” gli ascetici digiuni, le storiche abbuffate diventano intriganti aspetti della vita reale del  Papato.  Così non appare più, ha sottolineato la signora Rinaldi,   il solo edificante profumo dell’incenso, ma  anche quello goloso degli arrosti e non  soltanto, i codici miniati  che rivelano le vicende storiche del Regno Pontificio,  ma ricette unte e bisunte e liste della spesa che svelano ora golosità e rigori alla tavola dei Papi

“Questa volta la curiosità ci porta, nel tempo, attraverso conclavi, pontificati, giubilei, sino ai segreti delle cucine dei Papi”, ci racconta la scrittrice Mariangela, e svela anche le biografie pontificie, lette ora in chiave gastronomica, rivelando la personalità ed i gusti dei papi e offrendo anche un vivissimo e colorato affresco della vicenda umana e sociale d’Italia e d’Europa, dagli inizi della Roma papale ai giorni nostri.

 Comunque non solo la storia può essere rivisitata in chiave gastronomica ma anche la letteratura può risentire del forte connubio: cibo e poesia; poiché gli scrittori influenzati   con  i piatti più prelibati possono dare vita ad opere e versi che non nascono  solo dal cuore  ma anche  dalla gola. Così nasce il libro “Pane, vino e poesia” come  un immaginario menù che ci guida a scoprire le passioni culinarie di grandi poeti ma anche tante curiosità storiche, letterarie e gastronomiche.

Tra un verso e l’altro, il lettore gusterà e imparerà con Giovanni  Pascoli l’arte del “Risotto romagnolesco” e con Aldo Fabrizi quella degli “Spaghetti all’Amatriciana” mentre Niccolò Machiavelli lo istruirà sui segreti di un bell’  “Arrosto di tordi”. Al contorno di carciofi penserà Pablo Neruda. Consiglieri per frutta e dessert saranno Giuseppe Parini, Guido Gozzano, ma anche Lorenzo il Magnifico.Per i vini e i liquori potrà ascoltare i suggerimenti del  Redi, ma anche del Carducci e di tanti esperti poeti sommelier!

Tutte queste rime appetitose saranno seguite da vere e proprie ricette, in prosa questa volta, riscoperte in testi della grande storia della tradizione culinaria.

Storie, ricette, curiosità ed una splendida iconografia, ha infine concluso la professoressa Rinaldi, sono la testimonianza di come il cibo, come ogni manifestazione culturale, è specchio di una società, di una classe sociale o di un individuo e rivela dunque una realtà complessa, ricca di suggestivi messaggi che dovranno essere riscoperti in chiave gastronomica perché il cibo è il custode di storia, cultura e tradizioni e magicamente ci permette di viaggiare nel tempo.

Una ricetta di Mariangela Rinaldi e Mariangela Vicini

 

 

Bianco mangiare di Matilde di Canossa

 

Ingredienti

Ingredienti per 4 persone: 3 hg di mandorle, brodo di cappone sgrassato q. b., due grossi petti di gallina o di cappone, 60 gr di farina di riso, 1 lt di latte e mezzo di latte di mandorle, zucchero q. b., qualche chiodo di garofano, acqua di rose, un po' di burro.

Preparazione

Pelare le mandorle e pestarle in una terrina; stemperare con un po' di brodo e passarle al setaccio. Lessare in acqua bollente il petto di gallina, tagliato a pezzettini piccoli e soffriggerlo a fuoco lento con un'idea di burro. Porre sul fuoco, in una pentola antiaderente, il latte di mandorle; stemperarvi, al momento dell'ebollizione, la farina di riso, i pezzi di petto di pollo e un pizzico di zucchero. Mescolare bene con un cucchiaio di legno facendo attenzione che il composto non attacchi, né che si formino grumi. Quando il tutto avrà raggiunto una certa consistenza, versarlo in ciotole individuali (o in formine da mettere in frigo) guarnendo con qualche mandorla tosta o chiodo di garofano. Insaporire con un goccio di acqua di rose.

Da: Mariangela Rinaldi-Mariangela Vicini. La storia è servita.

 

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