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Agli “Stati Generali” del Vino, promosso dal ministro Paolo De Castro, era presente tutto il mondo vitivinicolo, punta di eccellenza del made in Italy
Roma 20 luglio 2006. Agli “Stati generali” del Vino, all'Auditorium della Conciliazione, convocati dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro era presente tutto il mondo vitivinicolo, punta di eccellenza del made in Italy.
Il primo bilancio degli Stati Generali della vitivinicoltura italiana «è già molto positivo, poiché emerge una larga condivisione degli obiettivi». Questa l'affermazione del ministro delle Politice Agricole, Alimentari e Forestali, Paolo De Castro, a margine dei lavori della giornata di ascolto e approfondimento dei protagonisti della filiera.
«Sicuramente questa giornata - ha continuato De Castro - crea un'aspirazione comune sui punti chiave della riforma».
L' OCM, secondo il ministro «deve essere l'occasione per capire come essere più forti, più competitivi». In tal senso, per De Castro, dagli Stati Generali si sta già delineando un obiettivo comune per poter rispondere con più forza a «un negoziato che sarà senz'altro difficile in una Europa a 27».
L' Italia del vino, secondo De Castro, «ha bisogno di una riforma, ma di una riforma che la renda più forte».
«Gli Stati Generali del vino - ha proseguito De Castro - sono per noi un momento di ascolto fondamentale e per questo lo abbiamo esteso a tutte le categorie della filiera; ci permetterà la definizione delle linee negoziali da presentare alla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo per le quali chiediamo l'appoggio di tutto il Paese, di tutte le categorie, degli esperti e del mondo vitivinicolo».
Agli Stati Generali non è presente la Coldiretti perchè, secondo il portavoce dell'organizzazione Paolo Falcioni, «si tratta di una iniziativa del ministro che non presupponeva la partecipazione delle organizzazioni di rappresentanza».
Dopo l'appuntamento odierno quindi si avvierà dal prossimo mese di settembre la concertazione vera e propria per definire quelle priorità negoziali che saranno al centro dell'azione negoziale dell'Italia da presentare alla Commissione agricoltura del Parlamento europeo.
Intanto la CIA (Confederazione italiana agricoltori) è intervenuta oggi, durante gli Stati generali della vitivinicoltura italiana, facendo l'elenco delle priorità per “un vero sviluppo del settore”: “Migliorare i redditi dei produttori; mantenimento delle risorse; innovazione; semplificazione; promozione; qualità; trasparenza dell'etichettatura”. E il presidente della Cia Giuseppe Politi ha giudicato gli Stati generali del vino “un appuntamento di grande importanza che ha permesso un attento e costruttivo confronto fra tutte le componenti del settore vitivinicolo. Il successo della riunione -ha aggiunto Politi- ha dimostrato l'efficacia della scelta del ministro De Castro, il quale ha inteso aprire un'ampia e articolata discussione su un problema come quello della riforma Ocm vino che deve vedere il settore e l'intera filiera vitivinicola nazionale impegnati in una forte azione comune”.
“Come Cia -ha ribadito il presidente- siamo intervenuti con responsabilità e grande spirito di collaborazione, fornendo il nostro contributo di proposte ed indicazioni”.
Sul tema dei trucioli nel vino è intervenuta, con una nota, la Confagricoltura. “E' prioritario tutelare i produttori che utilizzano tecniche tradizionali di produzione. Chi usa i trucioli deve riportarlo in etichetta”. Questa la ferma posizione della Confagricoltura.
In un mercato aperto, dove operano Paesi fortemente competitivi, che non hanno alcuna intenzione di rinunciare all'uso dei trucioli, e in seguito alla risoluzione dell'OIV che ne sancisce l'ammissibilità fra le pratiche enologiche applicabili anche in Europa, Confagricoltura si rende conto che non è possibile negare, a coloro che lo vogliono, la possibilità di utilizzare i trucioli.
“E' una scelta strategica aziendale che spetta al singolo produttore, ma che - a parere di Confagricoltura - non è premiante nel lungo periodo.”
Un leader di mercato come l'Europa non dovrebbe imitare i modelli produttivi dei suoi competitori, ma piuttosto perseguire la valorizzazione della differenziazione di prodotto.
Confagricoltura pone l'attenzione anche sul controllo delle procedure di attuazione della pratica, in modo da evitarne l'uso indiscriminato, anche con materie prime scadenti.
E soprattutto chiede estrema rigidità per l'etichettatura. “Bisogna essere estremamente rigorosi sull'evidenziazione in etichetta dell'uso di questa pratica - afferma Confagricoltura. - E' una questione di chiarezza verso i consumatori e di tutela di chi utilizza tecniche vicine alla nostra cultura ed alla nostra tradizione vitivinicola.”
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